Molino

1918 – 2018

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 Storia di una vocazione lunga tre generazioni

Possiamo vivere nel mondo una vita meravigliosa
se sappiamo lavorare ed amare.
Lavorare per coloro che amiamo e
amare ciò per cui lavoriamo.

Lev Tolstoj

Anni 1900 – 1918

 La storia del marchio Molino è iniziata con la storia di due famiglie di Castelnuovo Don Bosco allora chiamato Castelnuovo d’Asti. Da una parte i Molino, con nonno Luigi classe 1900, dall’altra i Serra, con nonno Giuseppe classe 1914. Luigi impara in giovanissima età il mestiere di falegname grazie agli sforzi di suo padre, contadino, che pur nella povertà e nelle difficoltà economiche agli inizi del novecento, trova il modo di mettere da parte i soldi per pagare al figlio l’apprendistato in una bottega del paese, per dargli l’opportunità di crearsi un lavoro dignitoso e un futuro migliore. A 18 anni Luigi Molino, dopo l’apprendistato, nell’immediato dopoguerra, inizia a lavorare ufficialmente in una bottega di paese come giovane esperto e dotato falegname.

Anni 1918 – 1945

Pochi anni più tardi viene chiamato dalla Fiat nel reparto falegnameria, dove solo agli operai più bravi e qualificati sono assegnati compiti particolari come la costruzione dei volanti in legno. Dopo alcuni anni di carriera, Luigi decide di licenziarsi e di aprire la sua bottega di falegnameria a Nichelino, aiutato in questo dall’appoggio di sua moglie Luigina, che oltre a badare alla casa e alla prole, dà il suo grande contributo alla crescita della famiglia aprendo un negozio di ortofrutta e anticipando in qualche modo la centralità del ruolo femminile nel cambiamento e nell’evoluzione della società italiana. Il nonno materno invece, Giuseppe Serra, pur rimanendo contadino, inizia a lavorare giovanissimo con grandi sacrifici, anche lui da apprendista come muratore a Mondonio d’Asti. Sergente degli Alpini, durante la II Guerra Mondiale combatte anche nei Balcani, nel Montenegro. Con lui al fronte, anche in questo caso è sua moglie Margherita che manda avanti la casa e la famiglia, badando da sola al duro lavoro dei campi e alla cura del bestiame, in speranzosa attesa del ritorno del marito dalla guerra. Speranza che per fortuna si avvera. Alla fine del conflitto bellico, Giuseppe torna a casa e mosso da grande ambizione, voglia di crescita e di miglioramento, si perfeziona e si orienta alla ormai sua principale attività, quella di muratore e di decoratore a Revigliasco, affiancandole a quella storica del contadino ancora per qualche tempo.

Anni 1945 – 1955

Sono anni duri, in cui la società civile italiana vive una profonda trasformazione, passando dal mondo contadino a quello artigiano e commerciale, un passaggio che in tanti cercano di compiere per sopravvivere. Solo coloro che hanno la forza, lo spirito, la volontà, la capacità di immaginare un futuro diverso e l’ingegno, a volte con la fortuna, ci riescono.
E ai due nonni l’ingegno non manca, così come la destrezza, proprio come nelle ristrettezze economiche, nell’utilizzare gli scarsi e rudimentali strumenti di lavoro, rispettando i materiali anche se poveri e sapendo sfruttare anche gli scarti di lavorazione con l’obiettivo di ottimizzare le risorse e fare al meglio il proprio mestiere. Nascono così i muratori e i falegnami di famiglia, che hanno i loro clienti in paese e nelle campagne vicine con i quali basta una stretta di mano per siglare un accordo. Rapporti basati sulla fiducia, ma soprattutto sulla capacità di garantire un lavoro fatto bene, perché fatto con la vera passione di chi ama il proprio mestiere. Lavori spesso pagati con il baratto, perché di soldi in giro se ne vedono ancora pochi.

Anni 1955 – 1961

In questo contesto, intorno agli anni ’30 e ’40 del ‘900, in un momento storico difficile per l’Italia appena uscita dal primo grande conflitto mondiale e che vivrà successivamente lo spettro di un’ altra grande guerra, i Molino e i Serra, comunque fiduciosi nel futuro, vedono ingrandirsi le rispettive famiglie. Nel 1936 nasceva Franco Molino, terzogenito; nel 1940 nasceva Augusta Serra, prima di 2 sorelle. Le due famiglie, che già si conoscevano nel territorio monferrino, si trasferiscono  per lavoro definitivamente a Moncalieri e qui si rincontrano casualmente. Storicamente, è sempre stato importante e normale che i figli seguissero il mestiere di famiglia, dando il loro contributo lavorativo per il bene comune fin da giovani. In questo caso Franco non fu da meno, ma con l’aggiunto interesse per la progettazione, oltre che per la costruzione di mobili, che lo spinse a frequentare la scuola serale del San Giuseppe di Torino, per imparare a realizzare disegni e progetti, in modo da dar vita in modo più strutturato alle proprie creazioni, potendo contare così su una preparazione tecnica, oltre che sulla tramandata esperienza artigianale e sulla passione esecutiva di falegname. Alcuni anni dopo Franco e Augusta iniziano a frequentarsi, si innamorano e danno vita alla loro famiglia nel 1958 a soli 22 anni. Qui si afferma la seconda generazione, con Franco Molino che in quegli anni, pur lavorando ancora nella bottega di falegnameria del padre Luigi, matura l’idea di mettersi in proprio, sognando di aprire nell’immediato futuro il suo personale mobilificio con sua moglie Augusta. Realtà che poi prenderà definitiva forma con sacrificio ed incertezza, ma con tanto entusiasmo e soddisfazione nell’anno 1961 nel vicino Borgo Mercato in strada Carignano a Moncalieri.

Anni 1961 – 1968

Le cose sembrano andare bene, l’Italia vive il boom economico, così nel 1961 nasce il primogenito Fulvio. Franco produce e vende sempre più mobili, ma nel frattempo compaiono sul mercato le prime forme di pagamento dilazionate nel tempo come le cambiali che, proprio perché non onorate dai suoi clienti, portano il mobilificio, impostato ancora con gli antichi criteri di pagamento suggellati con una stretta di mano, in serissima difficoltà economica. Franco, per far fronte alle spese assunte con i fornitori, decide di vendere forzatamente i macchinari della falegnameria lasciatagli dal padre, che nel frattempo si era ritirato in pensione. Franco con il ricavato riesce a onorare tutti gli impegni economici e salvare la reputazione, ma questa decisione lo obbliga purtroppo a chiudere l’amata attività della falegnameria e del mobilificio, che dava sostento alla famiglia.
Così, nel 1965, con la moglie e il figlio Fulvio di soli 4 anni, decide di emigrare in Canada in cerca di un’opportunità di vita migliore. Grazie anche alla solidarietà e allo spirito di accoglienza di altri italiani arrivati prima di lui, riesce in breve tempo a costruirsi una solida posizione di lavoro come falegname specializzato, superando così le grandi difficoltà iniziali di una vita vissuta in un paese straniero. Nonostante le cose vadano per il meglio, lui guadagna bene e la sua famiglia è sempre più integrata nel nuovo mondo che li ospita, Franco decide, nel 1968, di tornare in Italia. Non vuole vivere lontano dai suoi affetti, dal suo paese, e forse coltiva una voglia di rivalsa nei confronti del torto economico subito negli anni precedenti. Così i tre fanno nuovamente le valigie, questa volta non sono più di cartone legate con lo spago come all’andata, e tornano in Italia, a Torino. Franco apre la sua nuova piccola falegnameria in via Giolitti, dove vive una sorta di microcosmo artigiano, quasi fosse un quartiere famiglia, fatto di case di ringhiera, di ballatoio e di piccoli laboratori, la vecchia osteria, la bottega del fabbro, del verniciatore, del tappezziere, del pasticcere e dell’ebanista restauratore, quella di Franco.

Anni 1968 – 1971

In questo periodo del Novecento, l’antiquariato inteso come recupero e commercializzazione di oggetti d’arte ed elementi d’arredo assume un’importanza sempre maggiore. In questo contesto, le grandi capacità di restauratore di Franco fanno la differenza, diventando sempre più richieste nel cuore della Torino borghese. Le cose così tornano ad andare molto bene e, nel 1969, in un clima di serenità, di stabilità e di fiducia la famiglia si ingrandisce con l’arrivo di Fiorenzo, fratello di Fulvio. In questo nuovo scenario ecco che entra ancora protagonista la terza generazione dei Molino, con Fulvio, che già dall’età di 7 anni inizia a dare una mano nella bottega del padre. La sua giornata ha un ritmo ben definito: scuola la mattina, lavoro in bottega nel pomeriggio e compiti la sera dopo cena. È questo un periodo importante perché Fulvio impara i segreti e i valori del mestiere, che gli vengono quotidianamente trasmessi dal padre e che lo penetreranno nell’animo in modo indelebile, rinunciando forzatamente però in parte all’infanzia e all’adolescenza. Nei primi anni ’70, nonostante il lavoro a Torino sia sempre più stabile, remunerativo e gratificante, Franco decide di cambiare ancora e tornare alle origini, si trasferisce nel 1971 con tutta la famiglia, a Castelnuovo Don Bosco, luogo degli avi delle due famiglie. Il motivo è semplice, preferisce lasciare un’attività ben avviata perché vuole rivivere la fiducia, la serenità e il piacere del rapporto umano con il cliente, valori che avevano contraddistinto i primi anni del suo mestiere di artigiano e che non trova più nella nuova, frenetica e moderna realtà urbana di Torino.

Anni 1971 – 1979

E anche in questo caso, come prima era successo ai suoi genitori, la figura della moglie Augusta assume un ruolo centrale nella buona riuscita di questa scelta. Infatti, lei concorre attivamente al mantenimento della famiglia aprendo nel 1974 una panetteria pasticceria, diventando immediatamente un vero e proprio straordinario e apprezzato successo commerciale diventando un irrinunciabile punto di riferimento qualitativo per tutta la popolazione locale. Alla fine della scuola dell’obbligo a 14 anni, pur desiderando di proseguire negli studi frequentando il liceo artistico, Fulvio continua comunque a lavorare nella falegnameria di famiglia. Anche per lui, fin da subito, il mestiere è passione, è voglia di lavorare il legno, di vedere il lavoro finito, di consegnarlo al cliente provando una sorta di rammarico, perché sente che ogni opera contiene una parte di sé, e al tempo stesso assaporando quel piacere speciale che deriva dal riscontrare la soddisfazione del committente. Questo atteggiamento lo porta a lavorare spesso anche oltre l’orario, a tornare in bottega magari dopo cena e ad andare avanti fino a notte fonda, spinto da una sorta di “frenesia” creativa del vedere il lavoro finito, completato, fatto a regola d’arte. Ogni notte, prima di uscire, spegne l’ultimo neon che illumina fiocamente la bottega e nella penombra si ferma ancora un attimo a guardare assorto l’oggetto che sta prendendo la sua forma definitiva. È indubbio, anche nelle sue vene scorre il sangue artigiano della dinastia Molino.

Anni 1979 – 1982

A 18 anni Fulvio ha un gravissimo incidente sul lavoro che lo penalizzerà per sempre. Dopo un periodo iniziale di profondo scoraggiamento, teme di non poter continuare a fare il falegname, di veder sfumare il suo sogno di diventare un grande artigiano, di non poter vivere il futuro che ha tanto immaginato, reagisce di par suo. L’incidente è un episodio negativo che però ha il pregio di fargli cambiare la visione della vita, che gli forgia il carattere, che lo sprona a lottare per recuperare l’uso delle forze, che lo spinge a gettarsi nel lavoro con ancor più slancio e passione. Anzi, a tutto questo aggiunge un qualcosa in più, un nuovo interesse per tutto quello che è meccanico, che lo porta a notte inoltrata a smontare, riparare e rimontare i motorini degli amici, cosa che gli tornerà molto utile nel corso della sua carriera professionale. Però, nel corso di un giro di prova su una moto appena riparata, a 19 anni, ha un grave incidente. Un nuovo duro colpo del destino, da cui esce psicologicamente abbattuto, che però riesce di nuovo a superare, facendone tesoro per tornare a guardare al futuro con grinta e ottimismo. Rimessosi operativo, la sua giornata è scandita da una serie di importanti incombenze. Frequentemente alle 6 del mattino parte con il furgone per Torino dove ritira il pane, torna a Castelnuovo, lo consegna nella panetteria della madre e subito dopo va in falegnameria. Qui lavora tutto il giorno, dando per qualche tempo anche una mano come muratore al nonno Giuseppe, quando necessita.

Anni 1982 – 1991

Nel 1982 Fulvio conosce una ragazza nel 1985 con lei crea una famiglia. Nel 1986, a 25 anni, purtroppo, dopo alcuni aspri e decisivi contrasti lavorativi con il padre Franco riguardanti la gestione e lo sviluppo della falegnameria, con progetti moderni e strutturati proiettati verso il futuro, che mal si coniugavano con l’abitudinario e annichilito sistema produttivo di quel mondo artigiano, sempre rispettabile ma ormai fuori tempo, Fulvio decide di rendersi indipendente ed aprire autonomamente il suo mobilificio ad Asti, sfruttando le competenze fin ad allora acquisite nella nuova realtà, ora di natura commerciale. Fulvio purtroppo però, non riceve alcun aiuto economico da parte della famiglia per questa impresa, che lo riteneva adulto a sufficienza per poter  decidere il proprio cammino, lasciandogli in dote solo ciò che si pensava valesse più del denaro, cioè un mestiere e una storica e solida reputazione famigliare e aziendale. Gli inizi della nuova attività sono molto duri, fatti di incertezze e tentativi, di inesperienza commerciale e di grande ambizione, di preoccupazioni ma anche di felicità. Dopo due, tre anni l’attività è ben avviata, tra gratificazioni professionali e remunerazioni economiche, con i sacrifici e le soddisfazione che in qualche modo bilanciano i conti e l’umore della propria neo famiglia. Fulvio fa il mobiliere e contemporaneamente anche il rappresentante della Salvarani. Per risparmiare non ha quasi mai operai né aiutanti; consegna mobili, divani, cucine e frigoriferi anche da solo, personalmente. Questo lo porterà a conoscere e a relazionarsi con molte persone e, soprattutto, a crearsi una propria straordinaria  reputazione grazie all’impegno, alla serietà e all’affidabilità dimostrata quotidianamente sul lavoro. Inoltre per la prima volta nella storia del marchio, si inizia a fare pubblicità diretta attraverso la presenza del marchio nelle piazze e nei mercati a scopo promozionale con automezzi adattati allo scopo.

Anni 1991 – 1992

Nel 1989, per motivi logistici, commerciali e organizzativi, Fulvio trasferisce il mobilificio da Asti a Castelnuovo Don Bosco. Qui, poi nel 1991, un drammatico quanto inaspettato rovescio famigliare rischia di vanificare tutti i suoi sforzi degli anni precedenti e di costringerlo a rinunciare a tutti i suoi sogni di famiglia e di lavoro a cui tanto teneva. Il colpo subito è durissimo, Fulvio perde specialmente la fiducia nel prossimo e per proseguire, deve reinventarsi una azienda e un futuro, tenendo sempre alta la testa, ripartendo da zero. Anche lui vive quella sorta di andamento ciclico già “sperimentato” dai suoi antenati, da suo padre e prima ancora dai suoi nonni, andamento che vede i Molino e i Serra iniziare sempre nelle difficoltà, superarle, raggiungere l’affermazione, incappare in una situazione negativa indipendente dalle propria volontà, per poi rinascere ancora più forti. Rinascita che per Fulvio si fonda sulla sua solida reputazione e su quella della sua famiglia, sui valori dell’onestà, della competenza, della serietà, dello spirito di volontà e della determinazione. Da quel periodo in avanti, Fulvio frequenterà svariati corsi per specializzarsi nel proprio lavoro e altri per allargare le sue vedute della vita in generale. Nel 1992, proprio durante uno di questi corsi incontra Milena;  sarà lei la donna che lo accompagnerà fino ai giorni nostri. Per lui diventerà la figura di riferimento e di sentimento maturo, così come era già successo a suo padre e ai suoi nonni con le loro mogli, prima di lui. Lei lo affiancherà tra i sacrifici e le gioie che fanno parte del percorso di vita, nella crescita personale e aziendale, alla consapevolezza e alla rivalutazione dei valori della famiglia, consentendogli di raggiungere e mantenere nel tempo una grande stabilità interiore e di riacquistare fiducia verso il prossimo e verso il futuro.

Anni 1992 – 1995

I primi anni ’90 vedono il marchio Molino affermarsi soprattutto come mobilificio e come falegnameria, una realtà al passo con i tempi, moderno ma sempre profondamente legato ai valori della tradizione. L’azienda vive un necessario momento di trasformazione, sia strutturale che organizzativo. Vengono acquistate nuove attrezzature e Fulvio si avvale della collaborazione di dipendenti, operai e impiegati, formati anche internamente per integrarli, renderli partecipi dell’entusiasmo aziendale e trasmettere loro i valori fondanti della storicità e della reputazione del marchio. Nel frattempo, anche il mercato inizia a cambiare. Cala la domanda di mobili classici, rustici e massicci, storica specialità della tradizione aziendale, mentre si fa sempre più forte la domanda dei nuovi arredi e imbottiti contemporanei, lineari, componibili e di design. Fulvio si dimostra all’avanguardia nel cogliere questa nuova esigenza proponendo forme e creazioni innovative, realizzate con materiali e tecniche costruttive che coniugano artigianalità e modernità, proponendo soluzioni uniche e originali, fatte su misura, prodotte con la qualità che da sempre contraddistingue il marchio, che continua a fare la differenza e che accresce ulteriormente la reputazione aziendale.

Anni 1995 – 1997

In questo periodo si usa sempre più spesso il computer e i primi programmi autocad per progettare e realizzare i rendering, le prime forme di visualizzazione virtuale degli spazi abitativi e degli arredi d’interni. Ma, come vuole la tradizione rigorosamente artigianale di famiglia, questi nuovi procedimenti non soppiantano i disegni fatti a mano utili per rappresentare visivamente e all’istante le richieste del committente non solo sotto l’aspetto estetico ma anche sotto quello funzionale, tecnico ed economico, caratteristica irrinunciabile dell’azienda per esprimere direttamente con mano gusto, sensibilità e professionalità al servizio delle aspettative del cliente. Un ulteriore step evolutivo del mercato vede l’apertura alle nuove forme di pagamento dilazionato come il credito al consumo e la rateizzazione, una nuova serie di servizi finanziari che rendono l’azienda Molino un vero e proprio mediatore creditizio.

Anni 1997 – 1999

Nell’anno 1997 gli spazi espositivi del negozio di Castelnuovo Don Bosco vengono raddoppiati. Questo per ampliare e arricchire sempre più la gamma di proposte artigianali e commerciali, per soddisfare una clientela sempre più esigente e attenta alle novità. Man man vengono proposti nuovi prodotti particolari, di design, per diversificare l’offerta rispetto ai concorrenti e tentare di contrastare la comparsa nel settore della nuova grande distribuzione di arredi di bassa qualità. Fulvio però non si ferma a questo. Mettendo a frutto i suoi numerosi viaggi in tutto il mondo, intrapresi dal 1991 al 1999, fidandosi del suo fiuto commerciale e della sua inventiva decide di proporre, per primo sul mercato, mobili esteri ed etnici. Dopo aver risolto le numerose difficoltà e gli ostacoli legati all’importazione e allo stoccaggio dei prodotti il risultato è commercialmente straordinario. Il negozio di Castelnuovo Don Bosco diventa uno dei più importanti punti di riferimento in tutto il territorio piemontese per la distribuzione di arredamenti etnici.
La continua crescita aziendale passa anche per il recupero di un’altra storica e importantissima peculiarità artigianale della famiglia, quella dell’antiquariato, settore in quegli anni di nuovo in forte espansione che trova ampio spazio in un’area dedicata del negozio e che fa registrare risultati a dir poco eccezionali.
La diversificazione dell’offerta non conosce limiti. Svaria dalle proposte legate alla cultura del dormire bene, con spazi espositivi dedicati alla prova e alla valutazione diretta dei materassi e delle reti, agli arredi e ai complementi da esterni e da giardino, mentre anche sul fronte dei servizi si registrano moltissime nuove proposte come quella relativa ai traslochi e al ritiro dei mobili usati.

Anni 1999 – 2000

La fine degli anni ’90 registra una parabola di crescita aziendale continua e inarrestabile grazie all’offerta di nuovi prodotti e all’implementazione dei servizi. In questo periodo di crescita il connubio tra innovazione e tradizione è fondamentale; grazie al recupero delle esperienze e delle preziose competenze famigliari nel campo edile, si possono offrire alla clientela lavori edili di muratura, piastrellatura, realizzazione di palchetti e decorazione. Questa importante scelta determina l’impostazione e il carattere futuro dell’assetto aziendale. Infatti, per esigenze organizzative e commerciali, alla storica denominazione Molino Arreda si affianca quella Molino Case. L’azienda ha praticamente una doppia ed effettiva identità. La prima si occupa degli arredi, dell’antiquariato, di porte, infissi, scale e opere di falegnameria su misura, la seconda è attiva nell’edilizia, nell’impiantistica termoidraulica ed elettrica, nelle opere in metallo e nella realizzazione e gestione delle aree verdi. In questo periodo il lavoro è davvero molto impegnativo ma Fulvio, in coerenza con il suo entusiasmo e il suo imprinting educativo, è sempre presente, e sempre in prima persona. Fedele alla sua storia non conosce né orari né festività, essendo operativo 7 giorni su 7, e l’impegno che mette nella conduzione dell’azienda è improntato alla massima professionalità e al profondo senso di responsabilità nei confronti dei suoi collaboratori, dei sui fornitori e dei suoi committenti. Gli inizi del nuovo millennio vedono il marchio Molino raggiungere la completa ottimizzazione e una stabilità aziendale senza precedenti.

Anni 2000 – 2002

Parallelamente però si registrano profonde mutazioni nella società e nel mondo del lavoro dovute al sorgere di nuove problematiche internazionali che determineranno il futuro dell’economia planetaria. Problematiche che sfuggono la capacità di gestione e pianificazione per moltissime imprese, e che di fatto cambiano irrimediabilmente le regole del mercato. Fin da subito risulta molto impegnativo per tutte le aziende gestire il passaggio dalla lira all’euro, trasformazione che comporta nuove problematiche fiscali e contabili, con un aumento di costi esponenziali in manodopera, dei materiali e di quadratura del magazzino. Dagli anni 2000 la crisi politica mondiale seguita dall’avvento della globalizzazione dei mercati, determina una ricaduta negativa in tutti i settori produttivi e commerciali. Aumenta la precarietà del lavoro e l’instabilità dei mercati con una conseguente pesante riduzione del potere di spesa per le famiglie. Per sopravvivere in questo nuovo scenario la tendenza del nuovo mercato in quasi tutti i settori è quella di diminuire il costo dei prodotti, con una conseguente diminuzione della qualità. La Molino, come molte altre aziende, non è preparata a fronteggiare un mutamento così rapido che peraltro va contro la tradizione di qualità che da sempre ha contraddistinto i suoi prodotti. Ciononostante, il titolare Fulvio reagisce determinando nuove strategia aziendali. Per prima cosa attua una ristrutturazione interna basata sull’ottimizzazione e sulla riduzione degli sprechi e dei costi per offrire prodotti e servizi a costi più competitivi e accessibili. Parallelamente implementa ancor di più il panorama di soluzioni e servizi in una logica di offerta completa, “dalla a alla z”, anticipando i tempi di quello che a breve si affermerà come concetto di servizio integrato. Inizia anche a vendere e produrre applicando il modello di economia circolare di riciclo e di riuso e quello di economia verde, che prevede la trasformazione dei processi produttivi e dei prodotti stessi in funzione di un minore impatto ambientale. Infine, stringe importanti accordi e collaborazioni con altre qualificate aziende per fare “squadra imprenditoriale” e cercare di contrastare l’annientamento di molte piccole ma importanti imprese.

Anni 2002 – 2013

In questo periodo la storia personale di Fulvio vede la nascita, nel 2000, del primogenito Lorenzo; la lotta e il superamento di una seria situazione di salute famigliare; la nascita del secondogenito Alessandro nel 2005; la conclusione nel 2009 del suo percorso di studi, lavorando con immutato impegno di giorno e studiando anche di notte, specializzandosi con un indirizzo psico-pedagogico. Dal punto di vista imprenditoriale apre un secondo punto vendita a Chieri nel 2003 e nel 2011 un nuovo punto vendita a Torino. Purtroppo nel 2013 alcuni eventi negativi, (tra cui una pesante quanto ingiustificata inquisizione fiscale), l’ennesimo incidente sul lavoro ma anche la precisa volontà di passare più tempo in famiglia, spingono Fulvio a cambiare rotta. Con enorme dispiacere decide di chiudere tutti i punti vendita commerciali e produttivi diretti, perché non più sufficientemente remunerativi e di trasformare radicalmente l’impresa rendendola più snella e competitiva, così da definire un nuovo asset aziendale più al passo con i tempi. Una scelta dolorosa, ma figlia delle profonde trasformazioni sociali, culturali ed economiche di questo momento storico. Da un lato infatti cambiano i modelli di riferimento, non si ricerca più la robustezza, l’affidabilità, il piacere della qualità fatta anche per durare nel tempo. Gli acquisti non sono più visti come investimento ma devono soddisfare il gusto legato alle mode del momento, che spinte dal consumismo più sfrenato cambiano sempre più in fretta. Dall’altro c’è sempre meno attenzione, meno cultura dell’essere che viene soppiantata dall’apparire e dall’omologazione. E per finire la crisi economica perdurante implica una ancor minore propensione a spendere, che porta quindi a privilegiare l’acquisto di prodotti di basso costo e, di conseguenza di bassa qualità, in assoluta antitesi con la storicità del marchio.

Anni 2013 – 2018 “ il centenario”

Nasce così Molino Home Solutions, opere e servizi integrati, una azienda di ormai 100 anni di storia che basa la sua forza e la sua specificità su un inestimabile background di esperienza, qualità e competenza, accumulate in oltre 50 anni di attività personale di Fulvio, che si propone come referente unico, per offrire soluzioni integrate e modulari nei settori dell’edilizia, dell’impiantistica, dell’interior design e della falegnameria, degli infissi e delle aree verdi, nel ripristino e nella riqualificazione degli edifici e delle loro pertinenze in generale, avvalendosi della stretta e fidata collaborazione dei migliori progettisti e professionisti, dei migliori materiali e delle migliori maestranze qualificate e specializzate.
Per il centenario della sua azienda, Fulvio realizza per passione e per diletto, anche una guida illustrata sulla vita e le opere di Alessandro Antonelli, al quale si è ispirato molte volte nel corso della sua vita, come esempio di integrità morale, di determinazione, di saggezza e di genialità, contro la provvisorietà e le difficoltà di questo mondo, che limita la nostra creatività impedendoci di seguire i nostri sogni.

Gli anni a venire…

Sono trascorsi 100 anni da quando il capostipite della famiglia creò il primo volante in legno, volante che in qualche modo guida ancor oggi la vocazione della famiglia.
100 anni di storia costruita con dedizione, impegno quotidiano, serietà, perizia e ingegno; storia vissuta all’insegna della passione per la qualità, per la creatività e per l’affidabilità.
100 anni di storia artigianale, commerciale e artistica, che oggi si proietta nel futuro basandosi sempre sugli stessi valori e principi del suo faticoso ma luminoso passato.
Operiamo ancora oggi con lo stesso entusiasmo dei primi 100 anni, con un futuro ancora tutto da scrivere. Con una missione che resta ancora la stessa: la ricerca della qualità, la reale soddisfazione di ogni cliente, la gratificazione professionale e il mantenimento di una solida e apprezzata reputazione, personale, famigliare e aziendale, inseguendo un sogno.